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Differenze tra Mercato Primario e Mercato Secondario

Forse non tutti sanno che in Borsa vengono negoziati un pò tutti gli strumenti finanziari, dalle azioni alle obbligazioni, dai titoli di Stato ai derivati, dai titoli rappresentativi di merci alle valute. Ma nell’uso comune la Borsa è diventata sinonimo di mercato azionario, anche perchè le azioni rappresentano la “merce” principale scambiata. Come in qualsiasi mercato, in Borsa vengono dunque acquistati e venduti titoli e strumenti finanziari, ed è in questo contesto che si differenziano i mercati primario e secondario.

Nel mercato primario gli investitori comprano titoli di nuova emissione che le società collocano per raccogliere capitali. Nel caso si tratti di azioni il collocamento avviente mediante offerta pubblica di sottoscrizione (IPO – Initial Public Offering). Vengono anche offerti su questo mercato obbligazioni di nuova emissione da parte di società e banche e i titoli di Stato da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il mercato primario, quindi, permette agli emittenti di piazzare i loro titoli, ed agli investitori di sottoscrivere i titoli medesimi fornendo liquidità agli emittenti.

Gli investitori possono però acquistare titoli già in circolazione, cioè già collocati sul mercato, e questo avviene sul mercato secondario. In questo mercato dunque vengono scambiati titoli finanziari già emessi. Il suo ruolo è quello di assicurare il passaggio dei titoli, sviluppando così il grado di liquidità del mercato stesso. In sostanza gli investitori che prima avevano comprato dei titoli, possono in questo modo smobilizzare la loro posizione ed essere sostituiti da altri investitori.

I mercati primario e secondario sono collegati tra di loro, in quanto il primo può crescere solo se sorretto da un grande mercato secondario. Il secondo sarà ben alimentato e sarà ampio in base all’attività continua ed alla qualità delle nuove emissioni sul mercato primario. Da precisare, infine, che i due mercati primario e secondario sviluppano il loro incontro ideale all’interno della Borsa Valori.

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Come Investire in Beni Rifugio

Come tutti gli altri investimenti, anche i beni rifugio sono soggetti alle leggi imposte dal mercato, per cui i prezzi salgono e scendono in relazione alla domanda e all’offerta.
Quando si parla di investire in beni rifugio si pensa subito all’oro. La crisi finanziaria europea ed il timore di un crollo dell’impalcatura dell’euro ne hanno fatto schizzare le quotazioni, con una tendenza marcata negli ultimi 8 anni ad una crescita molto sostenuta per effetto di vari fattori anche di tipo geopolitico.

Molti si domandano se ancora conviene investire in oro: con le prospettive negative dei mercati, il caso irrisolto della Grecia ma anche dello stesso debito americano, investire in beni rifugio come l’oro può ancora essere considerato interessante.

Oltre ai metalli preziosi (oro e diamanti), se si vuole investire in beni rifugio si può

impiegare una parte del proprio capitale in opere d’arte, che hanno come caratteristica l’impossibilità di replicarne sul mercato con la creazione di strumenti finanziari. Ovviamente, il valore tende a conservarsi o salire nel tempo, a condizione che al momento dell’acquisto si sia certi di non avere sopravvalutato il costo dell’opera in questione.

Storicamente, anche alcuni titoli di Stato esteri sono utilizzati per investire in beni rifugio nei momenti di tensione dei mercato. Lo sono i Treasuries, ossia i bond americani, nonchè i Bund tedeschi. Essi offrono rendimenti molto bassi (gli Euro Schatz tedeschi a 12 mesi hanno rendimenti addirittura negativi), ma garantiscono in genere il valore dell’investimento effettuato. Tuttavia, non sono privi degli stessi rischi a cui sono esposti anche gli altri bond, oltre che a fattori macroeconomici, come l’inflazione.

Per investire in beni rifugo ci si può rivolgere anche alle valute, per le quali valgono le stesse considerazioni per i bond pubblici. Il dollaro funge storicamente da valuta di riserva e, pertanto, acquistare titoli o beni in dollari può servire a mantenere inalterato il valore del proprio investimento. Ma in questo caso il rischio è che, a fronte di una buona performance della divisa americana, scenda il prezzo del bene su cui si è investito. Anche in caso di investimento puramente valutario, sottolineiamo come non esista in teoria moneta al mondo che possa garantire un rifugio sicuro. Bretton Woods insegna.

Chiudiamo con gli investimenti nel mattone. Rappresentano un rifugio non solo sicuro per il risparmiatore italiano, ma anche gradito, trattandosi di un bene di cui si può godere in modo tangibile. Contrariamente al trend storico italiano di una crescita quasi ininterrotta dei prezzi immobiliari, le ultime previsioni parlano di un rischio crollo, fino al 20%, dei valori a breve. Inoltre, l’imposizione di una maggiore tassazione su di essi potrebbe comportare un abbassamento dei prezzi anche nel medio lungo termine,.

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Come Investire in Oro

Molti si chiedono come investire in oro.

I primi quattro strumenti di investimento vengono proposti dalle banche (soprattutto in Svizzera) a chi possiede un patrimonio di una certa consistenza

Monete. Esiste una varietà ampia di monete d’oro, emesse da Governi di tutto il mondo, il cui valore di mercato dipende dal loro contenuto in oro puro. Non bisogna confondere le monete in metallo prezioso con le monete commemorative collezionate dagli appassionati di numismatica. Il valore di queste ultime, infatti, dipende dalla rarità, dal disegno e dalla finitura del conio, non dal contenuto in oro puro.

Lingotti. Possono essere acquistati in vari pesi e dimensioni (compresi in genere tra un grammo e 400 once – un’oncia è pari a 28,35 grammi). Sono considerati lingotti di piccole dimensioni quelli con un peso inferiore a 1.000 grammi. Esistono nel mondo 94 produttori di lingotti d’oro distribuiti in 26 Paesi.

Deposito in oro. Possono essere aperti presso molte grandi banche dove l’oro viene conservato in un caveau. I lingotti (o le monete) vengono custoditi, numerati e identificati in base ad un marchio ufficiale di garanzia.

Certificati aurei. In alcuni Paesi (in particolare nelle banche della Svizzera e della Germania) esistono certificati aurei che permettono agli investitori di possedere l’oro senza la consegna fisica del materiale. I certificati rappresentano, per chi li possiede, un titolo di proprietà, mentre la banca conserva materialmente l’oro per conto del cliente, il quale comunque può vendere i certificati con una semplice telefonata alla banca stessa.

Si tratta di soluzioni per grandi investitori.

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Investire in Diamanti – Tipologie

Gli esperti consigliano di investire in diamanti una parte molto limitata del proprio capitale (non più del 5 o 7% del totale). Infatti impiegare tutto o buona parte del proprio patrimonio in questo tipo di bene rifugio sarebbe molto rischioso, perchè si tratta di un investimento di nicchia da fare con cautela e in modo graduale.
Prima di acquistare dei diamanti occorre informarsi almeno un pò sulle loro caratteristiche e sul loro valore di mercato. Le quotazioni dipendono da diversi parametri: la purezza, il colore, la qualità del taglio, il peso e la massa (espressa in carati). Per esempio, le pietre bianche (o con colori rari, come il rosa e il verde) sono quelle che valgono di più, come pure i brillanti con un ottimo taglio o con purezza massima (contrassegnata dalla sigla IF – Internally Flawless).

Per evitare raggiri ai danni dell’acquirente, la qualità di ogni pietra deve essere espressa da un apposito certificato emesso da un organismo internazionale. I più importanti sono

il Gemological Insitute of America di New York, l’Hoge Raad voor Diamant di Anversa e l’International Gemological Institute di Tel Aviv. Senza la presenza del certificato, dunque, l’acquisto dei diamanti è da evitare.

I diamanti più pregiati sono di tre categorie
I diamanti River. Offrono una qualità migliore. Il termine River veniva usato per le pietre dei giacimenti fluviali. I diamanti River sono considerati i più pregiati perchè sono i più bianchi. Hanno anche sfumature di azzurro, non per la colorazione, ma per i riflessi della luce. Sono di due tipi e i prezzi vanno dai 9 – 10.000 euro per 0,5 carati ai 60 – 70.000 euro per 1,5 carati.
I diamanti Top Wesselton. Il termine deriva probabilmente dal nome della miniera sudafricana di Wesselton. Sono diamanti di ottima qualità, ma meno pregiati dei River. Sono di tre tipi, con prezzi da 7 – 8.000 euro per 0,5 carati a 35 – 45.000 euro per 1,5 carati.
I diamanti Top Crystal. Hanno una colorazione bianca ma presentano lievi sfumature di giallo, e per questo sono meno preziosi dei River e dei Top Wesselton. Ne esistono di un tipo e i prezzi vanno da 5.000 euro per 0,5 carati a 29.000 euro per 1,5 carati.

Si è detto che abbiamo assistito negli anni passati a rialzi record dei prezzi dei diamanti. Cosa succederà in futuro? Alcuni esperti prevedono ancora una graduale crescita, ma, come tutte le previsioni, sono da prendere con cautela. Possiamo solo dire che la produzione mondiale è praticamente in mano ad una sola azienda: il gruppo olandese De Beers, che controlla circa la metà del mercato, la quale si adopera per non rendere troppo volatili i prezzi.
Un’ultima curiosità: soltanto l’1% dei diamanti disponibili nel mondo viene acquistato e conservato dagli investitori, tutti gli altri sono impiegati nell’industria o nel settore orafo.

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Come Funzionano gli Indicatori Forex

Ci sono molti tipi di indicatori utilizzati per l’analisi tecnica e per aiutare le nostre decisioni nel trading. Quando si avvia il proprio business nel mondo del trading, si può aprire qualsiasi piattaforma e mettere una bandiera sul grafico dei prezzi. È possibile incontrare molti tipi di indicatori, alcuni con nomi molto fantasiosi.

In questa guida vedremo i quattro gruppi base degli indicatori tecnici creati per l’utilizzo della funzione Info che, neanche a dirlo, è presente in ciascuno di loro. Non voglio entrare nel merito di dire quale sia l’indicatore migliore o, ancora, i dettagli specifici, ma le caratteristiche generali possono aiutare a capire meglio e utilizzare ogni indicatore.

I quattro tipi fondamentali di indicatori tecnici
In generale, ogni indicatore tecnico utilizzato in commercio, può essere messo in uno di questi gruppi a seconda delle informazioni principali che fornisce
Indicatori di tendenza
Indicatori di quantità di moto
Indicatori di volatilità
Indicatori di volume
Indicatori di tendenza

Gli indicatori di tendenza sono usati per indicare la direzione del mercato , cioè, la direzione del trend. Ci sono molti indicatori di questo tipo.

Gli indicatori di tendenza possono essere utilizzati sfruttando le regole d’oro che si sentono in continuazione quando si parla di forex trading e dei mercati finanziari in generale. Anche se queste regole, come tutti gli altri , hanno i loro detrattori e le loro eccezioni, ci sono anche strategie di controtendenza che si basano su operazioni contrarie a questa regola.

Alcuni esempi di indicatori trend-following sono il Parabolic SAR o le medie mobili

Indicatori di momentum , o moto , misurano la forza e / o la velocità di un movimento di prezzo direzionale. Questo tipo di indicatori è il migliore per determinare un cambiamento nella direzione del prezzo. La maggior parte degli indicatori mostra oscillatori di momentum all’interno delle zone di ipercomprato o ipervenduto.

Esempi di indicatori di momentum sono il CCI (Commodity Channel Index), RSI (Relative Strength Index) o stocastico.

Indicatori di volatilità

Come suggerisce il nome , questi indicatori mostrano informazioni relative alle variazioni di volatilità del mercato . Gli esempi più importanti di indicatori di volatilità sono gli ATR , Bande di Bollinger o le buste.
Nella giornata di domani riprenderemo il discorso sugli indicatori valutando le caratteristiche di altri importanti strumenti di controllo.